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29/07/2026 16:39
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Se la polizia locale, durante un normale posto di controllo, fermasse un terrorista, non avrebbe modo di sapere che è un terrorista. Se la polizia locale, per qualsiasi ragione, fermasse una persona destinataria di un mandato di cattura, non avrebbe gli strumenti per accertarlo. Succede in tutta Italia, perché la polizia locale non ha accesso allo sdi, il “Sistema di indagine”, database in cui confluiscono i precedenti penali e tutte le informazioni necessarie per inquadrare un individuo. Un sistema utilizzato dalle forze di polizia ma a cui la polizia locale non ha accesso e quindi, quando un agente ferma qualcuno, non può verificare eventuali precedenti. In un periodo storico in cui il tema sicurezza è perennemente sotto i riflettori, tornano le pressioni perché anche la polizia locale possa utilizzare questo sistema. Secondo voci romane, a osteggiare l’autorizzazione sarebbero ambienti del ministero dell’Interno, che non vedrebbero di buon occhio l’estensione del sistema alla polizia locale. Funzionari che si opporrebbero alla politica, che invece appare allineata per aprire lo sdi alla polizia locale. A Palazzo Lombardia si è tenuta una riunione a cui hanno partecipato emissari di tutti i comuni capoluogo, quindi esponenti di varie forze politiche. E’ stato convenuto di mandare una lettera al Viminale, firmata anche dall’assessore regionale alla Sicurezza Romano La Russa, perché anche la polizia locale possa essere autorizzata ad accedere a questo importante strumento.