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05/05/2026 15:42
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Un appuntamento che non c’è, ma risulta “preso in carico”. È il nodo delle cosiddette “liste di galleggiamento” nella sanità lombarda, finite in Consiglio regionale con un’interrogazione del Movimento 5 Stelle.
A sollevare il caso è Nicola Di Marco, che parla di una vera e propria “lista d’attesa della lista d’attesa”: quando non ci sono slot disponibili, il paziente viene inserito in una lista parallela in attesa di una data.
I numeri alimentano il confronto: oltre 155 mila prestazioni inserite, ma solo il 59% trasformato in un appuntamento. Il restante 41% resta senza risposta, in una zona grigia di attesa.
Dal punto di vista normativo, però, la Regione rivendica la legittimità dello strumento. Nella risposta ufficiale, l’assessore al Welfare Guido Bertolaso chiarisce che si tratta di un modello formalizzato per garantire la presa in carico anche quando le agende sono sature. L’obiettivo, spiega la Direzione Welfare, è evitare che il cittadino venga rimandato senza risposta o spinto verso il privato: la richiesta viene comunque registrata e monitorata, nel rispetto delle priorità cliniche previste a livello nazionale.
Resta però il nodo sollevato in aula: trasparenza dei dati, tempi effettivi e percezione dei cittadini. Perché se sulla carta la prestazione risulta “presa in carico”, nella realtà migliaia di lombardi continuano ad aspettare una data certa. E il rischio, secondo le opposizioni, è che l’attesa non venga eliminata, ma semplicemente spostata.