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25/06/2026 18:41
Dimezzare il tempo di crescita degli alberi con la genetica, ma anche incentivare i nuovi impianti con contributi pubblici, fornendo, infine, uno sbocco commerciale con le industrie di lavorazione del legno. La battaglia del comitato nazionale dei pioppicoltori per reintrodurre una delle coltivazioni più tipiche (e, oggi, anche richieste dal mercato) della provincia di Pavia incassa i primi frutti. Di recente Regione Lombardia ha infatti deciso di rifinanziare il piano di contributi per i nuovi impianti, soddisfando tutte le domande per l’anno 2026. Che però sono ancora troppo poche - spiega il presidente del comitato Claudio Massari.
Vent’anni fa, quando iniziò la crisi di questa coltura, soprattutto per ragioni di concorrenza con l’estero, i pioppeti in Italia coprivano 140mila ettari di terra (quasi tutta al nord), oggi non arrivano a 50mila a livello nazionale, a fronte di una richiesta di mercato stimata di almeno 100mila. A Pavia la produzione è scesa da 5000 ettari a circa 1000.
Un peccato, secondo Massari, perché oggi il legno di pioppo è richiesto, i tempi di coltivazione si sono ridotti grazie ai nuovi cloni e l’ambiente - spiega ancora - ne beneficerebbe. “Servono pochi trattamenti, poca acqua - conclude - e in più gli alberi riducono l’anidride carbonica e la temperatura del territorio”. Senza dimenticare il paesaggio, perché i pioppi stavano alla Lomellina e alla Bassa Pavese come i vigneti all’Oltrepò: senza, sono più povere. Secondo il comitato, anche economicamente.