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30/06/2026 18:37
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Ombrelli, ventagli e un grosso telo bianco: Legambiente è scesa in piazza anche a Milano nell’ambito della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”. Un flash mob che ha voluto sottolineare l’importanza dell’ombra e dei rifugi climatici urbani, in giorni in cui il capoluogo meneghino sfiora i 40 gradi.
Nei cartelli sollevati dagli attivisti, si leggono alcuni dati legati al caldo in città: dal 1960 ad oggi la temperatura media annuale è aumentata di quasi 3 gradi; nell’estate 2025 sono morte quasi 1200 persone, sono state registrate 99 notti tropicali e 12 giorni di allerta estrema.
Nell’occasione, sono stati presentati gli esiti di una misurazione che ha ricoperto tutta Milano. È emerso che il quartiere più in crisi è il Giambellino, nel Municipio 6, dove ben il 58% di servizi e strutture monitorati, tra scuole, uffici postali, fermate del bus, farmacie, aree giochi, risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali della giornata.
Preoccupa anche la temperatura operativa, cioè quella che indica le condizioni termiche percepite da una persona in relazione agli scambi avuti con l’ambiente circostanze, come le superfici esposte al Sole. Sul pavimento di piazza Frattini, dove si è tenuto il flash mob, si sono registrate temperature anche di 50 gradi. Una nota positiva, però, è che nel Giambellino ci siano 6 tra parchi e giardini, 2 viali alberati e una casa dell’acqua.
Legambiente ha quindi rivolto diverse proposte al Comune di Milano, dalla depavimentazione dei passaggi più frequentati all’aumento del verde per ridurre l’impatto del calore. E poi, ha chiesto che venga fatto un Piano Casa Climatico che destini fondi alla riqualificazione energetica.