Videonews


16/09/2026 19:11
Il cambiamento climatico sta ridisegnando la mappa dell’agricoltura in provincia di Pavia, rendendo alcuni territori più ostici per alcune colture e più favorevoli per altre.
Un caso su tutti, l’olivo, presenza documentata da millenni (ma sporadica) nell’Oltrepò pavese, si sta guadagnando, metro dopo metro, sempre più spazio nella fascia dei vigneti, arrivando ad occupare, nel giro di vent’anni, circa 100 ettari.
E se la vite resiste nei territori, e soprattutto, alle altitudini storiche, ovvero tra i 150 e i 300 metri, secondo i ricercatori, presto persino aree a 1000 e oltre metri di quota potrebbero diventare favorevoli alla coltivazione perché temperatura e disponibilità d’acqua determinano la maturazione dell’uva, la sua acidità, la quantità di zuccheri, insomma il tipo di prodotto finale che si può ottenere.
Per questo scopo alcuni anni fa, in alto Oltrepò, alcuni anni fa erano stati impiantati vigneti sperimentali, mentre più di recente, grazie a fondi Pnrr sono stati condotti studi approfonditi proprio sull’olivo che spesso hanno dato ottimi risultati.
Il problema, tuttavia, rimangono gli eventi estremi, la cosiddetta tropicalizzazione del clima: gelate tardive, nubifragi.
Secondo gli esperti la viticoltura del futuro sarà anche (e forse soprattutto) questione di tecnologia: protezione, irrigazione di soccorso, nuove varietà più resistenti.
Scendendo di quota, in pianura, ma restando ai campi della pianura padana, c’è chi ipotizza che coltivazioni tipiche del centro sud come il pomodoro, potrebbero spostarsi sempre più a nord.