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07/08/2026 16:38
Quando sentiamo la parola desaparecidos pensiamo subito all'Argentina degli anni Settanta, ai sequestri della dittatura militare e alle Madri di Plaza de Mayo. Ma oggi quella parola è tornata a descrivere una realtà diversa e, per molti aspetti, ancora attuale.
I nuovi desaparecidos non sono vittime di un regime militare. Sono persone che scompaiono lungo le rotte migratorie, nei conflitti o durante i viaggi della speranza. Uomini, donne e bambini di cui spesso si perdono completamente le tracce. Nessun corpo, nessuna notizia, nessuna risposta per le famiglie.
Secondo le organizzazioni internazionali, migliaia di persone ogni anno risultano disperse mentre tentano di attraversare il Mediterraneo, il deserto del Sahara o altre rotte migratorie. In molti casi non vengono mai identificate e i loro familiari restano per anni senza sapere che cosa sia accaduto.
È una tragedia silenziosa, che non fa rumore come una guerra o un terremoto, ma lascia dietro di sé un vuoto enorme. Perché non conoscere il destino di una persona significa vivere in un'attesa senza fine.
Per questo oggi il termine desaparecidos anche a Milano viene usato sempre più spesso anche in riferimento a queste nuove sparizioni. Un richiamo alla memoria del passato, ma anche un modo per ricordare che il diritto di sapere che fine ha fatto una persona non appartiene alla storia: è una questione di diritti umani che riguarda ancora il presente.
E mentre cambiano le cause delle sparizioni, resta identica la domanda che migliaia di famiglie continuano a porsi ogni giorno: dov'è mio figlio? Dov'è mia sorella? Dov'è mio padre? Una domanda che, ancora oggi, troppo spesso non trova risposta.