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11/05/2026 17:25
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Milano torna a fare i conti con l’aria inquinata. Ma questa volta nel mirino non ci sono soltanto smog, traffico e riscaldamenti. A preoccupare sono anche gli alti livelli di ammoniaca presenti nell’aria della città.
Secondo il nuovo report “Padania avvelenata” di Greenpeace Italia, nel capoluogo lombardo le concentrazioni sarebbero fino a quattro volte superiori rispetto a metropoli come Londra e Barcellona. Un dato che collega l’inquinamento di Milano non solo a traffico e attività industriali, ma anche agli allevamenti intensivi della Pianura Padana.

Lo studio spiega infatti che tra Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna si concentra la maggior parte degli allevamenti italiani: il 60% di bovini e avicoli e oltre l’80% dei suini. Un sistema che ogni anno riverserebbe nell’atmosfera oltre 162 mila tonnellate di ammoniaca.
E gli effetti arrivano fino a Milano. L’ammoniaca, infatti, reagisce nell’aria trasformandosi in PM2.5, il particolato fine che penetra nei polmoni e nel sangue. Tra le province lombarde più impattate ci sono Brescia, Cremona e Mantova.
Secondo Greenpeace, inoltre il problema non sarebbe stato affrontato negli ultimi anni, cos’ che dal 2017 al 2023 la situazione sarebbe rimasta sostanzialmente invariata.. E nel mirino finisce anche la normativa europea: i grandi allevamenti bovini, pur producendo gran parte delle emissioni, oggi restano esclusi dalle direttive industriali che riguardano invece suini e pollame. Da qui la proposta di legge presentata alla camera che ha l’obiettivo di favorire un modello che punti maggiormente sulle piccole aziende agricole e su metodi agroecologici, riducendo l’impatto ambientale e sanitario dei grandi allevamenti intensivi.